L'ALLESTIMENTO MUSEALE
MUSEO CIVICO CASTELBUONO
CASTELLO DEI VENTIMIGLIA

L’esposizione del Museo Civico, nella prestigiosa sede del Castello Comunale dei Ventimiglia di Castelbuono, è divisa in sezioni, (Sale per esposizioni temporanee, Archeologia, Urbanistica, Pinacoteca, Arte sacra) e coinvolge l’intero spazio fisico del castello. Le diversità degli ambienti, legati alla storia evolutiva e di uso del luogo, sono state mantenute evidenti e accolte come criterio fondamentale per le scelte espositive che, oltre alla esaltazione del patrimonio delle dotazioni si apre, con orientamento diacronico, verso il concetto di cultura contemporanea. La disomogeneità del contenitore è stata mantenuta viva, anzi, su questa, l’allestimento ha dovuto e voluto misurarsi continuamente per mantenere continuità e coerenza di stile in un processo riaggregante  pieno di interesse e sorprese. Il rapporto con l’architettura è stato rispettoso e coinvolgente allo stesso tempo. Le necessità dello spazio espositivo sono state soddisfatte senza interferire con il linguaggio storico-archeologico ed emotivo delle pietre, ma ricercando l’equilibrio tra memoria storica e percezione critica dello spazio.
Altra scelta è stata quella di sottolineare  il rapporto forte con l’esterno, ricercando scorci incisivi e descrittivi del contesto ambientale. Tutte le sale si affacciano verso l’esterno e verso il cortile interno non limitando il dialogo con la natura e l’ambiente circostante. Altra caratteristica del sistema espositivo è l’intrigante sviluppo delle visuali; lo sguardo, infatti, può spaziare verso l’interno e verso l’esterno   attraverso le superfici archeologiche texturizzate della pietra.
Il ritmo e la scansione dello spazio, eventuali “separazioni” e articolazioni di percorso non arrivano mai chiudendo le vedute generali, le anticipazioni costanti e i percorsi successivi, ma calibrandone i tempi necessari alla percezione.
Il collegamento fra le sezioni è verticale e avviene attraverso la scala del cortile, che si immagina, in un più ampio progetto, coperto con soffitto vetrato. Questo approccio per gradi consente di cambiare continuamente punti di vista e angoli visivi non perdendo mai il concetto d’insieme tra lo spazio appena visitato e quello che si sta per raggiungere.

Progettando un museo, la cosa più difficile non è rappresentare il visibile, le cose che si vedono, ma l’invisibile, i concetti, le relazioni, gli stati dell’anima, le suggestioni.
Le luci sono state scelte secondo una doppia funzione:  illuminare le teche dall’interno con calibratura puntuale e  dare “luce” agli interessanti scorci storici di insieme e di frammenti architettonici. Anche la didattica è stata misurata con la necessità reale di trasmettere informazioni necessarie agli oggetti esposti, autonoma dalle teche tale da creare, in un ventaglio di strade possibili, i percorsi delle spiegazioni e degli oggetti, che possono essere fruiti contemporaneamente o escludendo uno dei due. Lo studioso esperto non ha bisogno della didattica,  mentre per le scolaresche forse diventa più importante dell’oggetto stesso.

Le teche, progettate esclusivamente per il materiale espositivo, sono strutturate con campane di vetro prive di intelaiatura, in modo da non negare la percezione dello spazio circostante. I sistemi di apertura e chiusura di sicurezza sono nascosti e tecnologicamente complessi. Lo sguardo del visitatore non viene intralciato da elementi circostanti o da sovrammissioni visive ma orientato sempre verso percezioni mirate all’osservazione e comprensione degli oggetti. Tutte le vetrine contengono avanzati sistemi di illuminazione a fibre ottiche o a LED; apparentemente semplici, esse nascondono soluzioni tecnologicamente complesse e all’avanguardia, compreso il sistema per la conservazione passiva dei manufatti artistici. L’apparato didattico è tenuto fuori dalle vetrine in modo da rispettare la dovuta sacralità degli oggetti senza venire contaminati dalle informazioni, che invece sono rimandate a pannelli esterni.

I MATERIALI E I COLORI

Considerando prioritario conservare inalterata la massima valenza cromatica del contesto ambientale del Castello, la scelta dei materiali è stata oggetto di massima riflessione. Sono state ricercate le evocazioni dei materiali “storici” e la scelta di questi è ricaduta su quelli con valenze parallele come il legno, il ferro, il rame, il vetro – principalmente scelti per il primo livello espositivo – (piano terra e mezzanino) e il cartongesso per i livelli superiori, che, come materia e colore, risulta consono a quelli storici di questi ambienti, costruiti dal ‘400 in poi e quindi rifiniti con intonaci di calce e stucco, sia nelle pareti che nelle articolate volte a botte e a crociera. In tutti questi ambienti, intonacati nell’ultimo restauro dell’edificio, è stato scelto il nastro espositivo in cartongesso, da colorare con bianco uguale all’intonaco sottostante, messo in opera distante dal pavimento e dalle pareti “storiche”, in modo da risultare autonomo e indipendente; invece nel caso dei paramenti murari in pietra, sono state scelte le pannellature “trasparenti” in vetro, in modo da lasciare libera l’individuazione delle superfici. Il colore registra l’interesse ambientale e l’accento di evidenziazione: così il grigio antigraffio è per le strutture in ferro, il rosso è destinato a quegli elementi che devono essere messi in risalto per essere identificati chiaramente, come il volume dell’ingresso ottocentesco e il contrafforte del cortile, ma anche quelle “soglie” di passaggio delle sezioni del museo, facilmente individuabili dal nastro continuo in cartongesso, per il maggiore rilievo che queste esercitano in particolari punti delle sezioni. I “muri” espositivi, i moduli a isola, le teche ad incasso e le superfici per quadrerie, anch’esse in colore rosso, hanno la funzione, di mediare, di frapporsi fra l’alta tecnologia delle teche e il contesto dell’edificio.

Michele Enzo Sottile

MUSEO CIVICO CASTELLO DEI VENTIMIGLIA | CASTELBUONO
Progetto e direzione dei lavori dell'allestimento museale: prof. Michele Sottile
Realizzazione: Laboratorio Museotecnico Goppion